![]() |
![]() |
![]() |
|
Powered by Ibol srl
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-Noncommercial-Share Alike 3.0 License. |
NOTIZIE SULLA SCOPERTA DEI VASI
Origini della collezione Jatta La collezione Jatta andò formandosi dal 1820 fino al 1842 e quando stava
per essere ceduta al re di Napoli (per volere dello stesso Giovanni),
la signora Giulia Viesti, moglie di Giulio, fece annullare la volontà
del cognato e diede una sede al museo a Ruvo di Puglia. Fu costruito fuori
città un vero e proprio palazzo, progettato dall'architetto di Bitonto Luigi Castellucci, con lo scopo di accogliere le due parti della collezione
fino ad allora divise tra l'antica casa della famiglia qui a Ruvo, e la
residenza napoletana di Giovanni Jatta. Ideato come una vera e propria casa-museo, il palazzo Jatta è destinato ad accogliere al piano terra oltre al già citato museo, gli uffici, i locali agricoli, un tempo rimesse per cavalli e carozze, mentre al primo piano (al quale si accede attraverso una bellissima scalinata) l'appartamento privato per la residenza familiare. Dopo aver costruito le stanze si provvide ad ordinare da Napoli le vetrinette, le colonne di legno, gli armadi, le suppellettili a dimostrazione di come erano poveri e poco bravi i nostri artigiani. Erede delle fortune e della raccolta di vasi fu l'amato nipote Giovannino, figlio di Giulio e di Giulia Viesti. Seguendo gli insegnamenti direttamente impartiti dallo zio, Giovannino dedicò gran parte dei suoi studi alla sistemazione e la catalogazione dei vasi all'interno del museo, terminati poi con la pubblicazione di un voluminoso catalogo ancora oggi non sostituito.
Nel Museo i vasi sono sistemati secondo un criterio di "bellezza" seguendo il gusto dell'epoca. Infatti, quelli più grandi, ritenuti più belli e più importanti sono collocati sopra eleganti colonne di legno nelle ultime sale, mentre gli altri trovano posto nelle vetrine delle prime stanze. Il Museo Jatta è l'unico Museo in Italia che conserva ancora oggi la disposizione originaria voluta dal suo fondatore nell'Ottocento. Nel 1991 lo Stato ha provveduto ad acquistarlo inaugurando l'apertura nel 1993. Il museo Jatta è una raccolta di vasi in terracotta, (fatta eccezione per quelli conservati nell'ultima sala), datati dal settimo secolo al quarto secolo avanti Cristo. Non tutti i vasi esposti sono di Ruvo: molti provengono da Canosa e Taranto altri invece direttamente dalla Grecia.
Descrizione delle saleSi accede al Museo attraversando l'atrio scoperto in direzione dell'antico giardino, per varcare ancora a sinistra l'antico portone di legno del vero e proprio museo, che occupa quattro stanze del piano terra.
La prima stanza:E' stata definita delle semplici "terrecotte", poiché i vasi raccolti sono meno belli. Le decorazioni presenti sono geometriche (linee, punti, rombi, quadrati e cerchi). Sotto la finestra vi è la ricomposizione di una tomba in tufo con all'interno dei reperti senza vernice. Al centro della stanza c'è un grande contenitore chiamato dolio: di forma sferica (tondeggiante), un tempo era usato per la conservazione dei liquidi, (olio, vino) veniva completamente interrato al di fuori della casa. All'interno delle vetrine basse ci sono vari piatti, bicchieri, coppe, bruciaprofumi, statuette femminili, lucerne. Curiosi sono i tintinnabula: animaletti in ceramica contenenti un sassolino per i giochi dei più piccoli. Seconda stanza:Nella seconda stanza che è la più grande del museo sono esposti circa 700 vasi, alcuni sono stati prodotti in Grecia, altri sono di produzione locale. Si nota subito la diversità rispetto alla prima sala: al posto dei punti, delle linee, dei rombi e dei cerchi ci sono figure umane, vari personaggi: donne, uomini, bambini, animali. I vasi qui presenti sono stati prodotti con la tecnica a figure rosse: le immagini presenti sono rosse, il fondo del vaso è nero. Lungo le pareti di questa stanza trovano posto numerosissimi oggetti: piatti, anfore, ma soprattutto piccoli contenitori per contenere oli, unguenti e profumi. L'olio, infatti, era utilizzato oltre che per l'alimentazione e l'illuminazione, anche per la pulizia del corpo e per la preparazione dei profumi. Gli atleti solitamente lo usavano dopo gli esercizi ginnici. Terza stanza:La terza stanza meno ampia è occupata al centro dal busto marmoreo di Giovanni Jatta junior al quale si deve la sistemazione e l'incremento della raccolta. Questa stanza è famosa per la presenza di bicchieri particolari chiamati rhyta (leggi riutà). Questi bicchieri sono a forma di testa umana (negri e soprattutto donne) o di animale (cervo, cane, mulo, ariete, scimmia, lupo, bue). Sono particolari, perché mentre i nostri bicchieri hanno una base di appoggio verticale, questi invece orizzontale: una volta versato il vino doveva essere utilizzato del tutto. Inoltre mentre noi cambiamo il bicchiere a seconda del tipo di bevanda che usiamo (per l'acqua il bicchiere più grande, per il vino quello un po' più piccolo, per il liquore ancora più piccolo) i popoli antichi cambiavano bicchiere a seconda della festa celebrata: i rhyta venivano utilizzati per festeggiare le vittorie delle guerre, il kantaros (un bicchiere dai manici molto alti) era utilizzato nelle feste in onore del dio Bacco (il dio del vino). Quarta stanza:L'ultima stanza del museo (vi era una quinta stanza che conteneva un gran numero di monete rubate agli inizia del 1900), raccoglie insieme al busto di Giovanni Jatta senior, iniziatore della raccolta, i vasi più preziosi più belli e famosi. Il vaso più importante è quello di Talos.
Talos era un gigante, un custode. Il suo compito era quello di proteggere l'isola di Creta, cercando di tenere lontano tutti coloro che volevano approdare lanciando contro dei grossi macigni di pietra. Il gigante era tutto di bronzo ma aveva una piccola vena, che percorreva il proprio corpo visibile solo vicino al malleolo. Un uomo di nome Giasone con la propria nave e con i propri amici (chiamati Argonauti) cercò di fare scalo all'isola per rifornirsi di acqua, ma il gigante Talos impedì loro di avvicinarsi. Intervenne allora una maga chiamata Medea che innamorata di Giasone cercò di aiutarlo con uno stratagemma: preparò per Talos un incantesimo, una porzione magica (una bevanda). Talos stordito urtò il suo punto debole (il malleolo del piede) ad un sasso e si ferì. Sul vaso il gigante è rappresentato morente tra le braccia di due personaggi a cavallo chiamati Castore e Polluce. Nella stanza ci sono inoltre tanti oggetti di metallo (soprattutto in bronzo) come bottoni, manici, pezzi di armatura provenienti dalla nostre Murge, vasi a figure nere e gioielli in pasta vitrea (vetro frantumato ed impastato). Orari del museo:Tel.: 080 3612848 Dal Lunedi al Giovedi, Domenica e festivi: 8,30 - 13,30 Venerdi e Sabato: 8,30 - 19,30 I giorni di chiusura sono 1 gennaio, 1 maggio e 25 dicembre Approfondimenti
|
| Home :: La Famiglia :: Il Museo :: Dimora :: Contatti
Web Master: Andrea Jatta |