Giuseppe Jatta

Giuseppe Jatta (1860 – 1903)

Giuseppe Jatta e la moglie Luisa CafieroNato in Ruvo di Puglia il 20 settembre 1860 da Giovanni Jatta Junior e Angela Cappelluti di Molfetta, quarto di nove fratelli, morì in Napoli a soli quarantatré anni, il 27 dicembre 1903.
Compì i suoi studi classici in Napoli e, attratto dalle discipline naturali mentre seguiva i corsi del Liceo Umberto I, s’iscrisse nel 1879 nella Università di Scienze Naturali, dedicandosi con amore allo studio della zoologia e conseguendo la laurea con la lode nel 1883, sostenendo la tesi sul sistema nervoso dei Cefalopodi. Tesi che egli tenne inedita perché volle farne ancora oggetto di studio più maturo.
Ancora studente, Jatta aveva condotto a termine un lavoro intorno al nucleo vitellino sotto la guida diSalvatore Trinchese, titolare, allora, della Cattedra di Anatomia comparata, dalla parola e dall’opera del quale il giovane appassionato naturalista fu attratto. In quell’ambiente si formò lo zoologo, l’osservatore pensante e riflessivo, il ricercatore coscienzioso nell’apprezzamento dei fatti.
L’argomento dei Cefalopodi, poi, studiato prima di lui da Giuseppe Saverio Poli da Molfetta, e proseguito da Stefano delle Chiaje, lo attrasse così tanto che in seguito egli allargò il campo delle sue ricerche su questo interessantissimo gruppo di animali e ne fece tema preferito di studio per tutta la sua vita, dando opera ad un lavoro poderoso che purtroppo egli lascia incompleto.Sepiola aurantiaca  Jatta  A lui si deve infatti la prima descrizione (quindi la scoperta) della Sepiola aurantiaca Jatta.
Dopo la laurea e per consiglio del Trinchese, chiese ed ottenne un posto di studio nella Stazione Zoologica di Napoli per continuare le sue ricerche sul sistema nervoso dei Cefalopodi, stringendo una sincera amicizia con il Direttore, Prof. Antonio Dohrn, che lo indirizzò nel portare avanti lo studio per una monografia del gruppo dei cefalopodi, per la serie della Fauna e Flora del Golfo di Napoli.
Frattanto a soli ventiquattro anni, nel 1884 la direzione della R. Scuola Superiore di Agricoltura in Portici gli affidò l’insegnamento di Entomologia agraria, succedendo al suo stesso Professor Achille Costa. Jatta durò in questo insegnamento fino al 1890, nel quale anno lo abbandonò volontariamente per dedicarsi del tutto ai suoi studi nella Stazione Zoologica.
Nel 1888 intraprese un lungo viaggio all’estero per studiare ed esaminare le più importanti collezioni di Cefalopodi nei Musei d’Europa, illustrate da specialisti venuti in fama, e discutere con questi sull’argomento che era oggetto dei suoi studi. Su tutti egli più lungamente si trattenne a Copenaghen dal J.Steenstrup.
Contemporaneamente, egli lavorò con cura assidua alla sua Monografia de I Cefalopodi del Golfo di Napoli, della quale, nel 1896pubblicò la prima parte “Sistematica” (cioè la descrizione dei Cefalopodi che vivono nel Golfo di Napoli), opera ricca di osservazioni pregevoli, accompagnata da numerose tavole che danno l’immagine delle specie e di tutte le loro particolarità che si riferiscono alla morfologia esterna di esse, ritratte dal pittore Comingio Merculiano e riprodotte dal celebre stabilimento litografico di Werner e Winter di Lipsia, lasciando ad un secondo ed un terzo volume, che egli non potè portare a termine, rispettivamente gli argomenti di anatomia,istologia e quello di embriologia.Monografia de I Cefalopodi del Golfo di Napoli - 1896 - Tavola di Comingio Merculiano
Egli ebbe, tuttavia, una cultura varia ed ampia anche al di fuori del campo scientifico. Si occupò di agricoltura sia come argomento di studi, pubblicazioni e discussioni sia come movimento economico-sociale. Specifici sono gli articoli da lui pubblicati sulla fillossera e le sue idee schiettamente liberali affermate più volte in seno all’Associazione degli agricoltori e proprietari di Napoli, di cui era socio.
Dapprima membro corrispondente dellaR. Accademia delle Scienze di Napoli, nell’Aprile del 1898 fu nominatoaccademico, anche se preferì partecipare alle iniziative della solaSocietà di Naturalisti in Napoli, di cui fu fondatore, anima e guida, oltre ad esserne stato Presidente per due volte.
Soltanto nel 1902, cedendo alle istanze dei suoi amici, si decise a chiedere lalibera docenza in zoologia, che per unanime voto della Facoltà di scienze naturali in Napoli gli fu accordata dal Ministro.
Ricordato come esempio di carattere integro, di tempra forte, dal volere tenace e costante, per le singolari doti dell’animo egli diffuse intorno a sé una così benefica e meravigliosa influenza, che di lui rimase nella sua famiglia e nei suoi amici una traccia luminosa, profonda, incancellabile.
Che egli fosse maturo di senno ce lo dimostra anche la completa fiducia che in lui ripose il padre, il quale gli affidò la tutela dei più giovani fratelli, di cui guidò tutta l’educazione con saggezza e affetto paterni, tenendoli con sé a Napoli.
Alla serietà di carattere egli unì la felice spontaneità e la franca allegria di una gioventù sana e robusta; fin dai tempi dei suoi studi superiori mostrò una determinata, salda e precisa volontà nel raggiungere lo scopo prefisso, non era solito prendere decisioni affrettate, ma una volta scelto il partito che gli sembrava essere il migliore lo perseguiva senza tentennamenti e dissipando i dubbi inutili.
Talora poteva sembrare poco espansivo, eccessivamente riservato, talora anche un po’ brusco ma in fondo era così mite e buono che non fu mai rigido, circospetto o addirittura ruvido, bensì, al contrario, intimamente e naturalmente gentile.
Dal temperamento sobrio e semplice tendeva a nascondere con pudore la sua posizione privilegiata mentre, per un ventennio, fedele alle sue abitudini, interrompeva i suoi studi alla Stazione Zoologica di Napoli nei giorni tra agosto e settembre per ritornarvi dopo capodanno, trascorrendo, così, qualche mese nella campagna ruvese, insieme ai suoi, ove era solito andare a caccia e ritemprarsi.

Nel 1900 sposò Luisa Cafiero di Barletta da cui ebbe tre figli, di cui la prima morì ancora in fasce, il secondo si chiamò Giovanni, detto Nino (1902-1984), e poi la terza, Fortunata Jatta(1903-1976): figli che egli purtroppo non potè veder crescere a causa della sua precoce dipartita

Le notizie sono tratte da: Fr. Sav. Monticelli, Giuseppe Jatta – Commemorazione, Estratto dal Bollettino della Società di Naturalisti in Napoli, Tip. F. Giannini e Figli, Napoli, 1904; A.A.V.V., Giuseppe Jatta, 23 settembre 1860 – 27 dicembre 1903, a cura diAntonio Jatta, Tipografia Vecchi e C., Trani, 1907, a cui si rimanda per la bibliografia e per un eventuale approfondimento.